MARE TURCHESE CHE SI SPOSA COL BLU DEL CIELO, SUONO DELLE ONDE CHE SI INFRANGONO SULLA COSTA, VENTO CHE ACCAREZZA LA PELLE BACIATA DAL SOLE, PROFUMO DI ERBE SELVATICHE CHE ALEGGIA NELL’ARIA.

Venerdì 6 agosto:
ore 13,40 convocazione in aeroporto alla volta di Karpathos. A Malpensa non facciamo altro che code…dopotutto che ti aspetti per il 6 di agosto?! Coda per il check-in, coda alla sicurezza… Volo abbastanza puntuale (15 nimuti circa di ritardo non contano): direzione Bodrum con fermata a Karpathos. Dopo 2,5 ore di traversata senza turbolenze arriviamo sull’isola e noi con altre 66 persone scendiamo, un po’ odiati dagli altri passeggeri del volo che a causa nostra devono sostare in aeroporto 45 minuti per un restante tragitto di solo mezz’ora. Scesi dal velivolo ci aspettavamo il famoso Meltemi a “spazzarci via”, invece c’era quasi più vento a  Malpensa. Piccolo aeroporto nuovo e assolutamente deserto: solo noi 68 e l’omino del bus(nessuno ci chiede documenti nè nulla). Valige tutto ok Usciamo e troviamo l’accompagnatrice del tour operator con 1 bus e 3 taxi e la donnina del car rent che ci dà l’auto (prenotata da casa). Non è richiesta la carta di credito e per il ritorno ci dice che basta mettere le chiavi sotto al tappetino. Qualche raccomandazione e cartina con le strade che NON si possono percorrere con l’auto normale (una I10 nuova…a noi è andata bene).Unico problemino: auto ciuccia abbastanza e unico benzinaio che troviamo sulla strada a secco di carburante (eccetto la costosissima super)… gli scioperi degli autotrasportatori dei giorni precedenti lasciano ancora un pò il segno! Seguendo le indicazioni dell’assistente del tour operator arriviamo all’hotel senza problemi (ci sono 4 strade ed è quindi difficile perdersi…in più mettono cartine ovunque, persino sulle tovgliette dei ristoranti e sulle tazze!). Albergo (Minos Beach) posto a un paio di chilometri dal centro di Pigadia, modesto, stanza con arredamento nuovo, peccato il caldo assurdo (per dirlo io!!) nella stanza: il giorno successivo al meeting Clara (assistente tour operator) ci spiegherà che il famoso Meltemi se ne è andato in vacanza anche lui, cosa strana in agosto! Il che ci obbliga a chiedere l’accensione dell’aria condizionata: 50 euro per una settimana! Cena all’hotel buona ma un po’ poco digeribile per il mio stomaco chiavica (e infatti la notte sogno “i sorci verdi” il poco che riesco a dormire causa anche il vibrato intermittente del frigo che purtroppo copre il rumore delle onde, la camera è infatti vista mare). Per il cibo in hotel non c’è molta scelta…anzi…
Sabato 7 agosto:
Al risveglio godiamo un po’ del panorama all’alba col sole che sorge sul mare: siamo proprio a qualche centimetro dalla spiaggia di Pigadia (la più grande dell’isola) e poi colazione…qui la scelta del menù si azzera: the o caffè, un bicchiere di succo d’arancia, jogurt con miele e un pezzo di pane con marmellata …”o così o pomì”. Piccolo meeting con Clara che ci fa raccomandazioni su benzinai (situati solo nei pressi di Pigadia), strade da non percorrere con l’auto e ci spiega come la conduzione famigliare degli alberghi tipo il nostro sia diciamo free style: ci sono ma il più delle volte non ci sono. Sull’isola si trovano solo pochi hotel grandi (più uno in costruzione) posizionati più che altro nella capitale (detta Pigadia o Karpathos…qui quasi tutti i paesi hanno nomi diversi o quanto meno si trovano scritti sempre in modo differente).Dimenticavo: per lavarsi bisogna tenere in mano il doccino che non si attacca al muro. Spesa in un minimarket, diffusi sia a Pigadia che negli altri centri più piccoli, benzina (questa volta il cartello “finish “ è stato sostituito con “only 10 euro”…per fortuna la pompa è vicina al nostro hotel ,e via per Lefkos. Si dice che la costa ovest sia più ventosa, quindi approfittando della vacanza del Meltemi la visitiamo. Strade deserte con un po’ di tornanti (senza garraid) ci portano in circa 45 minuti a destinazione. Per motivi di sicurezza meglio non superare i limiti di velocità perché si rischia di finire giù per i dirupi! Lefkos è formata da tre spiagge, la terza sembra la più carina, un po’ più selvaggia , con pochi ombrelloni …il che però ci spinge a optare per la seconda per evitare un’insolazione il primo giorno!L’auto si può lasciare in un parcheggio posto tra la seconda e la terza baietta. La prima spiaggia e distante circa un chilometro ma anche quella raggiungibile in auto. Ci sono diversi bar e minimarket nell’intorno. Spiaggia bianca , mare cristallino, l’acqua digrada abbastanza lentamente, molti pesci e ombrelloni (con 2 lettini) a 6 euro, un po’ di gente ma molto piacevole. (In tutta l’isola il prezzo di 2 lettini e ombrellone varia tra i 5 e 6 euro). Rimaniamo sotto l’ombrellone quasi tutto il tempo (la tela che li compone è abbastanza rada e quindi ci si abbronza lo stesso!) alternando la lettura a qualche tuffo e verso pomeriggio inoltrato ci spostiamo nella spiaggia accanto, qui il mare è diventato abbastanza mosso (ci siamo spostati solo di pochi metri!), il che conferisce un aspetto ancora più selvaggio, ma molto bello! Al ritorno diamo un occhio Finiki: abbiamo letto dell’incredibile tramonto…peccato che il sole tramonti dietro la spiaggia! Piccola baietta con pescatori che fanno combriccola sul molo, nulla di rilevante eccetto i ristoranti alle spalle della spiaggia dove dicono che si mangi buon pesce fresco. Uno sguardo a Agios Nicolaos (quello vicino ad Arkassa) e Agios Theodoros per valutare se tornarci. Per cena solito menù: si può scegliere tra 3 antipasti (non ne digerisco nemmeno uno), 4 secondi (qui va meglio) e o frutta (come dice il cameriere “no frutta SOLO ANGURIA” …e a volte non ci sarà nemmeno quella) o gelato (bianco o nero ma con lo stesso gusto)! (diversissimo è il trattamento per chi non è in mezza pensione e magia alla carta!!) Giro a piedi a Pigadia (20 minuti di cammino, 2 minuti in auto), molto carina la sera, dove al porto prenotiamo un giro in barca per il giorno successivo col capitano Vasili.
Domenica 8 agosto:
Sveglia presto per dirigerci al porto dove alle 9 – 9,15 (ma chi prima arriva meglio alloggia sulla barca) c’è il ritrovo al porto per il giro di tre spiagge, approfittando del fatto che il vento è ancora poco e quindi il mare è tranquillo. Prima tappa: Vasili’s Paradise. Piccola spiaggetta stupenda in un’insenatura, raggiungibile solo via mare, dove è autorizzato a conurci gente solo il capitano Vasili (scopriremo poi che solo tre barche organizzano gite e ognuna ha l’esclusiva di un posto). Pranzo preparato dal capitano e dalla “giovane” ciurma consumato nella “taverna” (4 alberi arroccati sulle rocce). Dato che i miei anticorpi non sono abbastanza grossi … anzi sono proprio chiaviche…salto il pranzo … mentre gli altri si abbuffano con gusto (non ho sentito comunque di morti o gravi malattie conseguenti al pranzo). L’acqua è a dir poco fantastica, così come nella seconda tappa: Apella. Spiaggia più grossa e attrezzata ma comunque molto bella. Ultima meta Kira Panaghia. Nei siti internet viene indicata come raggiungibile solo via mare: falso!! Le auto ci arrivano benissimo … mentre la barca non può attraccare e quindi ci si limita ad un bagno al largo. Ricosteggiando il lato ovest dell’isola torniamo al porto a pomeriggio inoltrato. (Costo 27 euro a testa con l’agenzia, 20 euro andando direttamente a prenotare in porto senza intermediari) Nel frattempo è arrivato il vento! Il giro in barca è stato molto bello (consiglio vivamente di farlo almeno una volta per osservare l’isola da un altro punto di vista) , nonostante io soffra di mal di mare persino sul pedalò non ho avuto problemi … a parte il fatto che per tutta la sera ho sentito l’effetto “moto ondoso” anche stando sulla terra ferma.
Lunedì 9 agosto:
Al risveglio grazie al cielo non gira più la testa! Destinazione Diakofti. Per raggiungerla da Pigadia occorre andare fino all’aeroporto, pochi metri prima girare a destra e poi subito a sinistra in una stradina sterrata di 6 Km che costeggia l’aeroporto (dicono di percorrerla col 4×4 ma anche con l’auto normale è fattibile andando a 15 kn/h). Posto bellissimo anche se ventoso. Ci sono due spiagge: quella a sinistra è più deserta ma un po’ sgarruppata anche perché confina direttamente col filo spinato della zona aeroportuale, quella a destra è più carina. Le guide dicono che non è attrezzata, in realtà ci sono 4 ombrelloni (di cui uno coi lettini rotti e uno prenotato) gestiti dall’omino del chioschetto (un furgoncino col generatore). Dato che non ci sono scogliere alle spalle non c’è un angolo di ombra, la spiaggia sabbiosa dà un effetto deserto ma l’acqua è a dir poco stupenda! Verso le 12 ci spostiamo alla ricerca di Damatria … gira gira (sappiamo solo che si raggiunge da una stradina sterrata a 10 Km da Amoopi di fronte all’isolotto di Moira)… alla fine prendiamo l’unico percorso sterrato  senza indicazioni più o meno a 10 km da Amoopi… Dalle foto viste su internet coincide … ma altro non è che la punta di Davil Bay, il paradiso dei surfisti. La stradina sterrata poi si immette nella strada asfaltata della scuola di surf (quindi per raggiungerla non serve fare lo sterrato di 1 chilometro). Unica particolarità del posto è vedere sfrecciare i windsurf ed un relitto incagliato in lontananza … ed un gran vento! Ci spostiamo quindi a Kastelia: proprio bella!sono baiette (a mio avviso la più bella è la prima)con alle spalle coste rocciose sulla quale c’è un percorso pedonale pavimentato dal quale dipartono le scalette per scendere al mare. Il mare è color smeraldo! Anche in questo caso ci sono lettini e ombrelloni … anche se di pomeriggio non servono perché c’è ombra. La sera dopocena (incredibilmente stasera menù diverso: grigliata… i vegetariani rischiano di morire di fame qui) tappa in un baretto cult di Pigadia: L’Angolo Italiano. Questo piccolo locale ha una storia molto carina: nel 1940 un soldato italiano regalò ad un barista dell’isola una moka … e da lì nacque un connubio italo greco. 2 caffè (ti portano la moka al tavolo), 2 ouzo (emblemi delle due nazioni),foto alla mitica caffettiera della seconda guerra mondiale ed un saluto al vecchio proprietario che ci racconta la sua storia.
Martedì 10 agosto:
Kira Panaghia, dato che l’avevamo vista solo dal largo. Spiaggia facilmente raggiungibile in auto, non piccola, di ciottoli, col mare stupendo e molto attrezzata (lettini e ombrelloni nuovi, un bar, una taverna, un minimarket e pure l’omino del bar che porta le orinazioni direttamente all’ombrellone)… tutto ciò però fa sì che sia particolarmente popolata, soprattutto al pomeriggio. Essendo noi mattinieri abbiamo la fortuna di vederla praticamente deserta, tutta un’altra cosa!!  Al rientro cerchiamo indizi per Kato Lakos ma nulla …(non riusciamo a capire quale possa essere la stradina sterrata da prendere … e tanto per cambiare nessuna indicazione!) Decidiamo quindi di dare un occhio alla spiaggia di fronte all’hotel … di solito si sottovaluta ciò che si ha  vicino. È una spiaggia sabbiosa lunghissima (qualche chilometro) in parte attrezzata, un po’ affollata in corrispondenza del centro di Pigadia (il concetto di affollato di qui non corrisponde a quello a cui siamo abituati in Italia comunque), per il resto quasi deserta. Il mare non è splendido però (ormai siamo diventati di palato molto fine!). consigliate lunghe passeggiate al tramonto e all’alba.
Mercoledì 11 agosto:
Giornata adventure style! Dopo la solita spesa per provviste (nel caso in cui si dovesse finire in un posto isolato) (al quale si aggiunge la patata per togliere il gonfiore alle labbra … la Dellera è nulla in confronto) ci dirigiamo verso una baietta poco conosciuta : Aghios Ioannis. Si va verso Aghios Nikolaos (quello vicino a Spoa) e si dovrebbe trovare una strada sterrata che vi arriva … come di consueto nessuna indicazione … chiediamo a uno del posto che ci dice che appena prima del paesino c’è una stradina usata dai contadini che ad un certo punto termina ed occorre seguire un sentiero a piedi … ci sconsiglia di farlo con l’auto, ma noi ci proviamo lo stesso … aveva ragione lui! Dopo qualche tornante l’auto non sale più , quindi a malincuore torniamo sui nostri passi. Aghios Nikolaos è abbastanza carina, piccolo porticciolo, spiaggetta di sassi e acqua sempre bella … non soddisfatti appieno verso le 12 torniamo in direzione Pigadia con l’idea di cercare Kato Lakos … però passiamo di fronte alla strada che porta ad Olimbos: uno sterrato di 18 km che le agenzie ed i car rent dicono di non fare assolutamente con l’auto normale; dicono che è pericoloso, che non è percorribile, ci sono lavori in corso, i cellulari non prendono, l’assicurazione non risponde … però… (c’è sempre un però) qualche giorno prima dei nostri vicini di stanza , che l’hanno raggiunto con la gita organizzata via barca , ci hanno riferito che i locali di Olimbos affermano che in realtà è tutto terrorismo psicologico fatto dagli abitanti del sud dell’isola in modo da guadagnarci con i tour organizzati, inoltre vediamo auto molto molto più chiaviche della nostra sbucarne illese, solo molto impolverate, quindi … proviamo (mio marito era “un pò” contrario … però … ). Per percorrere questi 18 km ci sono voluti 45 minuti ed un po’ di rosari. Le cose che ci spaventavano di più erano le rocce che franavano dall’alto, l’assoluta non aderenza sul fondo friabile e dei tondini metallici che spuntavano dal terreno quasi ogni metro (qui amano le armature che fuoriescono in ogni dove… logicamente senza nessuna protezione). Ogni curva speravamo fosse l’ultima … alla fine l’ultima è arrivata!! Olimbos è l’unico paese di Karpathos, e forse di tutta la Grecia, in cui permangono le tradizioni, essendo stato praticamente isolato dal sud dell’isola fino agli anni 70, anche se il turismo sta cambiando molto le cose anche lì.È detto il paese delle donne … e che donne, con la D maiuscola! Questo perché sono sempre state loro a tirare avanti la baracca mentre gli uomini erano impegnati o a difendersi dai pirati, o a combattere in guerra o ad emigrare in America in cerca di fortuna… insomma sempre scuse! Il paese è carino, arroccato sui monti, in mezzo al nulla, con alle spalle il mare. Prima immagine particolare che vediamo è una vecchietta con i vestiti tradizionali (ma non di quelle che si vestono così per i turisti) con il cellulare in mano che sbraita con chi stava dall’altra parte del telefono:connubio tra nuovo e antico! Appena entrati nel paesino ci sono alcune botteghe fantastiche in case tipiche, ancora con i letti, la macchina da cucire ed il frantoio… e che profumi!! Spezie, erbe… una gioia per il naso! In particolare facciamo conoscenza del thrumbi: una pianta profumatissima, tipo origano ma più intensa,, c’è inoltre la salvia selvatica, i thè, il timo ed il miele di Siria (l’isoletta a nord di Karpathos dove le capre, unici abitanti, divorano tutto ciò che a fatica riesce a crescere, tranne il timo, di cui si nutrono le api, che dà un’essenza particolare al miele). Altra cosa caratteristica sono le signore sedute ai bordi delle strade che ricamano e le signore dei negozi che quasi a forza ci conducono dentro e fanno indossare il loro velo tipico (nero per le donne sposate, bianco per le nubili). Già che ci siamo facciamo un salto a Diafani, località sul mare con porticciolo, nonostante ciò l’acqua è ristallina. Lì ci sono alcune spiagge di ciottoli, la principale è a sinistra del porto ed è abbastanza frequentata, poco più avanti ce n’è un’altra, più piccola e appartata (attenzione alla caduta massi verso la parte rocciosa). Qui abbiamo modo di vedere un’altra immagine davvero carina: un gruppo di comari che arrivano in spiaggia con i loro vestitoni neri ed il velo in testa, si spogliano e sotto hanno dei costumi da bagno rattoppati in vario modo e stanno lì sul bagno asciuga a chiacchierare, poi fanno il bagno e ri ciacolano. Una adirittura porta un cappellino di tela… ma col velo tipico sotto: mai separarsene! Sono così diverse dalla combriccola di pescatori che abbiamo visto qualche giorno prima a Finiki! In particole i loro occhi e ogni loro ruga. Probabilmente non si saranno mai mosse da lì in vita loro ma quante ne sanno!!(mi ricordano tanto la mia nonna… anche lei era una vera donna di Olimbos, anche se nata e cresciuta nella pianura padana). Il sole sta scendendo e ci aspetta la lunga e tormentata strada del ritorno, quindi via. Ci capita di dare un passaggio ad un ragazzo e ragazza che hanno perso il bus da Diafani a Olimbos; lui greco, lei spagnola, che ci raccontano un po’ di cose sulle Grecia. Usciti sani e salvi dalla “strada infernale” percorriamo la via tra Spoa e Pigadia con un’ottica diversa: tornanti senza garraid non ci fanno un baffo ed i sassi rotolati giù in mezzo alla strada non ci preoccupano inimamente. La visita ad Olimbos ci ha anche riattivato l’olfatto: sentiamo profumi di timo, rosmarino e  salvia. La sera ceniamo fuori, nonostante abbiamo la mezza pensione (che sconsiglio in particolare a chi alloggia a Pigadia perché ci sono tanti tanti localini in cui mangiare) (per l’amor di Dio la moussaka ed il gyros dell’hotel sono buoni però abbiamo voglia di provare anche altri piatti tipici). Ci hanno parlato bene del Sophia ma c’è sempre coda per cenare, quindi ripieghiamo su La mirage: magiamo proprio bene, e tanto, i camerieri sono gentilissimi e spendiamo 20 euro a testa : birre, stuzzichini con patè di olive ed una cosa rosa che non capiamo bene cosa sia ma sembra a base di pesce, 2 maccarones, un biram ( è una sorta di zuppa di verdure), un gyros (cucinato in modo diversissimo rispetto a quello dell’albergo) ed una torta di frutta secca e miele. Una caratteristica del posto è che prima di cenare ti portano un grappino molto molto alcolico e dopo il pasto l’anguria.
Giovedì 12 agosto:
A colazione dei ragazzi che alloggiano al nostro stesso hotel, che ieri abbiamo incrociato ad Aghios Nikolaos ci dicono che hanno scoperto (anche loro troppo tardi) dell’esistenza di servizio taxi boat per la spiaggia di Aghios Ioannis dove saremmo voluti andare noi! Vabbè … sarà per la prossima volta??!!(l’aspetto positivo di non esserci andati è che ci ha permesso di vedere Olimbos)Oggi finalmente Kato Lakos!! La braca (prenotata la sera prima al porto) parte alle 9,30, breve tappa per tuffo (sempre al largo) di Kira Panaghia e poi la tanto agoniata Kato Lakos! Spiaggetta di ghiaia veramente veramente bella con acqua turchese.La barca attracca su uno scoglio sul quale è stata arroccata una passerella sgangherata fino alla spiaggetta “Jhoanni’s Paradise” che non è un gran che, basta fare pochi metri, passando dietro al suddetto scoglio, per raggiungere la vera Kato Lakos. Un albero caduto, ormai color avorio caratterizza la baietta (ottimo per le foto) e già stando a riva mi gironzola intorno ai piedi un pesciolino verde e blu elettrico. Uno spettacolo!! In più pochissima gente, essendo difficilmente raggiungibile via terra. (i passeggeri della barca, che per nostra fortuna stanno più che altro a “Jhoanni’s Paradise” e altre 6-8 persone). Permanenza di 5 ore che volano in un istante! Al rientro tuffo vicino ad una grotta nei pressi di Achata (dato che la barca non può avvicinarsi molto alle rocce il pezzo a nuoto per entrarvi non è brevissimo, quindi io passo), a quanto mi dice mio marito è molto suggestiva. Il tutto per 8 euro, che sale a 16 euro se si magia la grigliata fatta dalla ciurma. Prima di rientrare in albergo diamo un occhio alle rovine di Agia Fotidi, a 2 metri dal nostro alloggio. Sono i resti, o meglio quel poco che resta, di una basilica bizantina del 4 secolo, lasciata lì alla mercè delle intemperie con un minuscolo cartello del ministero della cultura greco che ne cita praticamente solo il nome. Sull’isola ci sono altri reperti del genere che comunque non godono do molta popolarità né cura. Ultima sera: ultimo ouzo (nooo ci hanno messo del ghiaccio annacquandolo ) in un bar un po’ alla moda sul porto di Pigadia.
Venerdì 13 agosto:
“Buon risveglio”: un pezzo di cipolla nello jogurt con miele!! Con un sapore “amaro” in bocca, e non solo perché tra qualche ora si ritorna a casa, facciamo l’ultima spiaggia: Achata. Baietta bella, in particolare la mattina quando non c’è gente (il pomeriggio si popola eccessivamente). La spiaggettà è ben attrezzata:ci sono anche le docce all’aperto per togliersi la salsedine (cosa rara sull’isola).
La cosa più bella sono delle piccole grotte raggiungibili facendo un pezzettino a nuoto: mio marito non vuole entrare così io ed una signora veneta (ci sono molti italiani ma quasi esclusivamente veneti e lombardi) facendoci coraggio a vicenda ci addentriamo: all’inizio sembra buissima, poi appena gli occhi si abituano vediamo l’azzurro dell’acqua che riflette sulle pareti. Bella! Sul fondo della grotta si tocca e c’è uno spiraglio di luce dall’alto.  Accanto ce n’è un’altra, all’ingresso spaventa un po’ il rumore forte della risacca che rimbomba, ma anche questa è molto suggestiva: sembra di essere nel ventre della terra, coi rumori “ovattati”, poca luce ed un’atmosfera strana. Ultimo bagno con ancora un pesciolino colorato che mi nuota accanto ai piedi (sarà quello di ieri che mi ha seguita qui??!) e via. Incredibilmente in hotel ci hanno riservato una camera di “cortesia” ( 1 per 16 persone … che cortesia) e cosa ancora più incredibile con parecchi asciugamani (considerando che in una settimana nella nostrastanza hanno cambiato solo 2 asciugamani piccoli e mai quelli grossi e non ci hanno mai cambiato nemmeno le lenzuola!). Cambio veloce e partenza per l’aeroporto dove in attesa del volo di rientro (hanno già annunciato 50 minuti di ritardo!) sono qui che scrivo. Saliremo sull’aereo diretto a Bodrum (e poi Malpensa) mentre più o meno altre 60 persone scenderanno per vivere la stessa (o quasi) vacanza che abbiamo appena concluso noi

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