Dunque…da dove potrei cominciare…
Ah si…non voglio scrivere uno di quei racconti delle proprie vacanze dove si elencano le meravigliose spiagge che si sono visitate, il modo per arrivarci e le varie taverne greche dove si è mangiato benissimo…no tutto questo potete scoprirlo da soli e poi cosi diventerebbe una guida turistica che si può trovare in edicola o in qualsiasi biblioteca o sarebbe uno dei tanti racconti che spopola sul web…


Quello che voglio raccontare io è l’anima dell’isola, i profumi, i colori, quell’anima che non si può e non si deve guardare con gli occhi, ma si deve guardare con il cuore e con la sensibilità di un fiore…
Sinceramente non avevo mai sentito parlare di Karpathos, forse perché nessuno che conoscevo c’era mai stato o forse perché non essendo molto turistica, non è mai stata molto pubblicizzata e questo credo sia stato la sua fortuna più grande.
Questo fino all’estate scorsa, nel 2009, quando a Settembre un mio carissimo collega (che non smetterò mai di ringraziare), tornato dalla sua vacanza, proprio in quest’isola, ha iniziato a raccontarmi di lei.
È stato in quel momento che è nato il mio amore per Karpathos.
Dal suo racconto mi sembrava di averla già vissuta, riuscivo a vedere i colori dell’isola, spettacolari…
Il primo colore che ti colpisce è il blu intenso del mare, penetrante, avvolgente, che piano piano degrada in tutte le sue sfumature più belle, fino ad arrivare all’azzurro ghiaccio, cristallino, quello che io definirei lo “specchio dell’anima” dell’isola.
Subito dopo arriva il bianco delle taverne, delle case, che richiamano però il mare con dei dettagli blu nelle porte e nelle persiane, quasi a voler creare un legame forte e indistruttibile con esso.
E poi il verde, si proprio lui quello dei pini, quei pini che per tutto il tempo ci hanno accompagnato nel nostro viaggio indicandoci la strada per raggiungere delle calette meravigliose, incontaminate e isolate, quei pini pronti a proteggerci quando ne avevamo più bisogno.
E infine c’è il rosa quello del tramonto, quel rosa che addolcisce quelle rocce a volte cosi alte e dure….un tramonto che unisce tutto intorno a se, in un girotondo di colori.
Attraverso i suoi racconti potevo sentire gli odori dell’isola.
L’aria è inebriate, sa di acqua, di musica, di spezie, di pelle umida.
Mi sentivo straordinariamente libera e viva.
È un profumo che appena arrivi ti entra dentro, rapido, veloce non ti lascia il tempo di scegliere, non lo puoi controllare, ma è un profumo che una volta sentito non si dimentica.
Un profumo che trasmette calma, serenità, il profumo di una terra dove il tempo si è fermato…ma non è un profumo nuovo… è profumo di casa.
Un profumo che miscela in se tutti i colori descritti sopra che insieme creano l’essenza perfetta, “L’essenza di un sogno”.
Queste sono le sensazioni che i racconti del mio collega mi hanno suscitato e credetemi erano esattamente quelli che ho riprovato un anno dopo, quando mi sono “ritrovata” in questo paradiso chiamato Karpathos.

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