Ho sempre sognato una vacanza fatta di mare, cibo squisito, migrando da un posto all’altro.
Karpathos ha esaudito questo mio desiderio. Un’isola magnifica dalla forma strana, allungata da nord a sud e battuta normalmente da un vento impetuoso e incessante: il meltemi.

Partiamo martedì 3 agosto dall’aeroporto di Bologna: erano quasi dieci anni che non mettevo piede su un aereo, e la tensione mi aveva divorato per almeno un paio di settimane. Ma appena decollati, la meraviglia di guardare il mondo dall’alto mi ha ipnotizzato. Dopo uno scalo a Santorini, mettiamo piede sull’isola e ci accorgiamo da subito della presenza del vento, che non da tregua. Davvero insolito per noi, gente della pianura Padana.
Raggiungiamo l’albergo situato nella baia di Kastelia verso mezzanotte. Tutto attorno è buio, di luci quasi non ce ne sono. Ancora disorientati ci addormentiamo, in attesa di capire come ci si presenterà l’isola l’indomani mattina.
Mercoledì 4 agosto è una giornata di sistemazione: ritiriamo lo scooter 125 cc, in mattinata partecipiamo ad una riunione (pressoché inutile) organizzata dal nostro tour operator (Karambola) e ci dirigiamo verso Pigadia, o Karpathos Town, la “capitale” dell’isola dove pensiamo di pranzare e di stare un po’ sul lungomare a goderci il primo sole di questa vacanza. E subito ci imbattiamo nella prima delle tantissime ghiottonerie che Karpathos ci riserverà: il pita gyros, in una sorta di fast food nel centro di Pigadia. Nient’altro che una sorta di piadina (più morbida e spessa) ripiena di carne allo spiedo (tipo Kebab) condita con tzatziki, cipolla, cetrioli e pomodoro, ma comunque deliziosa.
Giro perlustrativo per il porticciolo della città accompagnati da un caldo atroce, e ci mettiamo sul lungomare. La spiaggia di Pigadia non è niente di che: sabbia grossa e qualche sasso, ogni tanto qualche alberello fornisce un po’ d’ombra. Ma dopo il tanto girovagare, è comunque rilassante e il mare è sempre e comunque migliore del nostro caro Adriatico!
Alla sera ceniamo alla taverna Helios di Ammoopi: di fronte all’omonima baia, quasi in spiaggia, è qui che ci verrà fornito il pasto della nostra mezza pensione. La scelta è ampia, i piatti sono abbondanti e il personale cordiale. La cena si è sempre rivelata un piacere.
Giovedì 5 agosto ci destiamo con una novità: non c’è vento! Le conseguenze non sono però piacevoli: una coltre di foschia ci ricorda che l’umidità, senza vento, sarà opprimente. Continuerà così fino a domenica, cosa piuttosto insolita per Karpathos, ma che ci ha consentito di viaggiare tranquillamente per tutta l’isola (fidatevi, è faticoso governare lo scooter col meltemi!).
Con una recensione alla mano, trovata all’ultimo secondo su di un blog, decidiamo di portarci a sud, la zona dei windsurfer e la più battuta dal vento. Oltrepassiamo l’aeroporto, facciamo alcuni chilometri su una strada sterrata e raggiungiamo la baia di Diakofti. Se non ci fosse il mare, la si scambierebbe per una zona desertica. Due insenature, una con sabbia bianca e fine, l’altra con sassi. Da una parte l’acqua è di un turchese (da me) mai visto, nell’altra è blu. Optiamo per la seconda, meno affollata. La cosa che mi preoccupa, data la mia carnagione, è la totale assenza di ombra. Ci vorrà tanta crema. Ma il mare è magnifico, vale la pena patire il caldo per tale spettacolo. Mangiamo un ottimo souvlaki di pollo nell’unico chiosco presente: un camioncino modello nostro piadinaro, che sforna piatti deliziosi in questo paesaggio lunare.
La seconda parte di giornata la passiamo sull’altro versante del promontorio, la vera e propria spiaggia di Diakofti. Sembra di essere in piscina: il fondale è sabbioso, bianco, ondulato e digrada dolcemente. Pochi pesci, anche se abbiamo visto una piccola sogliola. Unico peccato, la spiaggia era abbastanza affollata e il mare vissuto come sulla nostra riviera: tanti palloni, urla, racchettoni. Nonostante tutto, magari le nostre spiagge fossero così!
Dopo cena, passiamo la serata a Pigadia, a pochi chilometri da Amoopi: sul porticciolo si susseguono le taverne, sovrastate, ai piani superiori degli stessi edifici, dai cafè. Una birra Mythos, con la vista sul mare e sul fiume di gente che attraversa le strade, è proprio quello che ci vuole.
Venerdì 6 agosto ci spostiamo verso nord. La nostra meta è la spiaggia di Apella, raggiungibile da una strada asfaltata ma con forti pendenze. Acqua azzurra e fondale misto: su un lato  sabbioso, sull’alto gli scogli che digradano nell’acqua. Il pasto è assicurato da una taverna che sovrasta la baia: la vista è davvero interessante, così come lo sono stati il souvlaki di maiale e il formaggio (chiamato “Karpathian Cheese”) che vi abbiamo mangiato. Per agevolare la digestione, niente di meglio di una dormita sotto l’ombra dei pini che troviamo in spiaggia.
Continuiamo l’esplorazione del nord dell’isola sabato 7 agosto. La destinazione è Aghiòs Nicholaos. Da Spoa una lunga discesa ci porta al mare. Davanti a noi un’ampia spiaggia che termina in un porticciolo, ma preferiamo una caletta tra gli scogli, alla fine della strada. Anche qui l’acqua è limpida, e tra gli scogli si annidano diverse varietà di pesci.
Per pranzare torniamo sui monti, ed esploriamo Spoa: case bianche, vicoli strettissimi, e tanto silenzio. Andiamo nell’unica taverna presente, che funge da centro vitale del paese: al momento è in corso il mercato del pesce! Nonostante questo, si è poi rivelato il miglior pasto (tra i tanti ottimi) della vacanza: Makarones, pasta tipica di Karpathos e una frittura di gamberetti freschi. Tutto delizioso e porzioni più che abbondanti, spendendo soltanto 15 euro in due. Che paradiso!
Nel pomeriggio attraversiamo l’isola da est a ovest e puntiamo verso Lefkos: cinque spiagge, una diversa dall’altra. A differenza della costa orientale, qui il mare è mosso, a causa del vento più intenso. Interessante, su una scogliera, la presenza di pile di sassi, che sembrano stare in equilibrio per miracolo. Rientriamo ad Ammoopi restando su questo versante, chiudendo un giro di circa un centinaio di chilometri tra mare e montagna.
Domenica 8 agosto si rivela una giornata caotica: anche gli abitanti di Karpathos vanno al mare, un po’ come da noi. Quindi le spiagge sono più affollate del solito e così noi che arriviamo in ritardo a Kyra Panaghià, sotto Apella, dobbiamo accontentarci del misero filetto d’ombra che ci fornisce uno scoglio. Ad ogni modo, si tratta di una bella spiaggia, racchiusa tra i monti che calano sul mare. Mangiamo alla taverna Sofia, poco più su della spiaggia. Per 20 Euro, un polipo alla griglia e un souvlaki di pollo deliziano i nostri palati.
Riprendiamo lo scooter e, scendendo verso Piagadia, approdiamo ad Achata. Sarà stato il fatto di essere domenica, ma proprio non ci è piaciuta: affollata, rumorosa, una baia piena di barche e barchette. Unica nota positiva, il fondale frastagliato, che offre rifugio a tanti pesci.
Il meltemi, che ci ha lasciato in pace per quasi tutta la vacanza, torna a farci compagnia lunedì 9 agosto. Il vento fortissimo ci scoraggia nel tentare di passare sull’altra parte dell’isola, il nostro obiettivo era di andare sulle spiagge tra Lefkos e Finiki, dove il mare era impetuoso e le scogliere ricordano tanto le coste irlandesi. Però non ci facciamo intimidire, e partiamo lo stesso. Le condizioni erano difficili, e di bagnanti nemmeno l’ombra. Nonostante tutto ci fermiamo ad Adeia, dove per tutta una mattinata sono soltanto le onde a farci compagnia. Di fare il bagno non se ne parla, il mare è mosso e il rischio di finire sugli scogli troppo alto. Ma la pace è assicurata.
Nel pomeriggio torniamo a Lefkos: pranzo presso la taverna “I tre delfini”. Il personale è cordialissimo e Due Gyros Pita e un Beefteki Pita ci saziano ad un prezzo irrisorio. In cerca di ombra, scegliamo una spiaggia dalle acque limpide ma con sabbia troppo simile a quella dei terribili lidi ferraresi!
Martedì 10 agosto è il nostro ultimo giorno qui a Karpathos. Lasciamo la camera d’albergo in mattinata, e ci godiamo il mare di “casa nostra”: la baia di Ammoopi. Peccato aver passato solo un giorno qui, ma con lo scooter, abbiamo giustamente puntato ad esplorare l’isola. Gli scogli hanno architetture fantasiose, sopra e sotto il pelo dell’acqua. Dovendoci preservare un minimo per il ritorno in aereo, prendiamo un ombrellone e due lettini. Costo per l’intera giornata: 6 euro.
Viene poi l’ora di ripartire verso l’Italia. La nostalgia è già tanta e non fa altro che aumentare con il passare dei giorni qui nella nostra pianura.
Consiglio Karpathos a tutti, ma con un’avvertenza. Se cercate la comodità, scegliete altre isole. Il vento è una costante, fa caldo e per arrivare alle spiagge a volte si fa fatica. Ma ne vale la pena: i paesaggi e le spiagge sono meravigliosi, la cucina è ottima, le persone cordiali. Come mezzo di trasporto suggerirei lo scooter, superiore ai 50 cc di cilindrata, che permette di arrivare quasi dappertutto.

Racconto inviato da Stefano e pubblicato anche sul sito: Horace13.net a questo indirizzo:  racconto su Karpathos

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