LA MIA KARPATHOS

Quando ero piccolo, mi raccontavano spesso favole. Mi raccontavano di luoghi incantati, di distese inimmaginabili, boschi misteriosi, mari impetuosi… e io con la mia mente viaggiavo, immaginavo, sognavo, cose che non sapevo se mai avrei potuto vedere dal vero.

Crescendo ho preso consapevolezza che molte di cui ti parlavano non esistono… ma altre si. Non parlo di chissa’ cosa, ma di un luogo che, se sai capirlo, ti rendi conto essere molto vicino ad alcuni di quei luoghi che ti raccontavano da bambino,e che con la tua mente enfatizzavi e fantasticavi. Beh io penso di averci messo piede. Io non avrei mai immaginato che , tornato per il secondo anno di seguito a Karpathos, quest’ isola potesse darmi le stesse emozioni dell anno scorso, se non piu’ intense. Io provero’ a descrivere cio’ che ho visto e “sentito” . Anche quest anno per una settimana, dal 24 al 31 agosto, e ci ho portato mia madre, alla quale piace molto camminare, e’ mattutina, e non ama annoiarsi, proprio come me, e queste nostre caratteristiche hanno fatto in modo che in questa settimana siamo riusciti a vedere, oltre a tutti i luoghi dell anno scorso, di molti nuovi. Insomma, tranne che per Tristomo e Vroukunda, situate all estremo nord e raggiungibili dopo ore di camminata a piedi, abbiamo visto praticamente tutta l isola da nord a sud, passando per est ed ovest, con l’ausilio di una Fiat Panda per i primi 3 giorni e di un Suzuki Jimny per i secondi 3 giorni, riuscendo a vedere anche spiagge lontane raggiungibili dopo kilometri di sterrati, spesso anche ripidi e impervi, ed imbattendoci anche in spiagge non segnate sulle cartine, praticamente senza nome. Ne citero’ diverse, ma altre non le citero’, le terro’ per me, col desiderio che certi luoghi ameni rimangano tali. Mentre mi limitero’ a brevi descrizioni per quel che riguarda le spiagge gia’ ben conosciute e gia citate nel racconto dello scorso anno. E come lo scorso anno,ribadisco che  la nostra vacanza si basa appunto nel visitare molti luoghi e non soffermarsi ore ed ore in un’unica spiaggia, facendolo gia’ nella nostra bella riviera, a 20 minuti di auto da casa. Vi raccontero’ dettagliatamente, se avrete gentilmente la pazienza di leggere tutto, come per questa settimana Karpathos sia stata la “mia” Karpathos, per cio’ che mi ha lasciato dentro.

MARTEDI’ 24 AGOSTO:

dopo le solite interminabili 20 ore di viaggio tra auto, treno da Ancona, pullman ed aereo, si atterra a Karpathos. Il Signor Meltemi fa ballare l’aereo durante la fase di atterraggio, ed appena scesi, come al solito, ti fa capire che li’ e’ lui a regnare in certi periodi, senza discutere. Lo si accetta e basta, come un compagno di viaggio. Arriviamo in hotel, ATLANTIS a Pigadia, che si rivelera’ di comodissima posizione, a 1 minuto a piedi dal centro. Le sue camere sono arredate semplicemente, e se non si hanno pretese e se non si e’ abituati al lusso, si rivela una buona sistemazione, con colazione semplice ma “efficace”, e soprattutto personale gentilissimo, disponibilissimo e molto cortese, sempre pronto a soddisfare ogni esigenza del cliente.  Sono le 16, usciamo dall hotel, direttamente in costume e maglietta. Ci facciamo chiamare un taxi, non si perde tempo, riposeremo in spiaggia! Si comincia, subito ad Amoopi, ed a piedi ci facciamo dalla grande alla piccola, cercando di catturare ogni dettaglio, e concedendoci qualche bagno refrigerante tra le numerose piccole baie che si possono incontrare lungo il percorso. Acqua limpida, rocce levigate visibili anche in profondita’, una bellezza naturale indiscutibile. Iniziamo ad aver fame e, come l anno scorso, si sceglie la Golden Beach taverna, che ci sazia con un bel piatto di MAKAROUNES, pasta locale fatta a mano condita con cipolla soffritta e formaggio di capra fresco, una bella MOUSSAKA, accompagnati da dello “stratosferico” pane soffritto con il burro e aromatizzato all’aglio, (fedelmente “riprodotto” anche a casa poi) , e che mi accompagnera’ per il resto dei miei giorni penso!  Dopo questa bella scarpinata si torna in taxi e si va in paese, lungo il porto… mamma mia che bello, e’ gia’ passato un anno, mi ricordo a memoria quasi tutte le posizioni dei ristoranti e i loro nomi. Mi fermo un attimo a guardare, facciamo un paio di foto e un giro per i negozietti. Ce’ gente, ma non troppo, il “giusto” diciamo, cioe’ non ce’ folla ma ce’ compagnia. Si va’ a salutare Menis alla creperia Achillion, che con mio enorme stupore… si ricorda di me!! Si ricordava che mi prendevo una crepe a sera, e che l’anno scorso ero con la mia ragazza ed era bionda (lo e’ tutt’ ora). Un abbraccio a Menis, ci si vede domani, si torna in camera, e si crolla come due sacchi di patate.

MERCOLEDI’ 25 AGOSTO:

sveglia secca, in piedi, stamattina arriva la Fiat Panda! Si mangia alle 7,30 , e alle 8 siamo gia per strada, andiamo al rent e ci danno la Panda. La simpaticissima Chrysa  del rent The Best, a 200 metri dal nostro hotel, ci consegna le chiavi. Le auto le ho prenotate online da casa, e ci hanno chiesto 300 euro in totale per Panda e Jeep. Si parte! So gia’ dove andare. Si sale, verso nord, direzione Spoa, ma lungo la strada mostro a mia madre la meravigliosa vista di Apella che si scorge da una delle piazzole, e ne rimane subito innamorata. La spiaggia sotto, sovrastata dai monti di fianco che, alzando lo sguardo, noti essere interminabili verso nord. Sono interrotti solo dal mare a destra, che in lontananza si unisce con il cielo, diventando un tutt uno. Mille emozioni scorrono dentro, ma solo una si ferma, quella della commozione. Siamo immobili, ad osservare, ovunque volgi lo sguardo qualcosa ti cattura. Ci “sveglia” la ventola della Panda col motore acceso, e ripartiamo. Arrivati a Spoa, scendiamo, verso Aghios Nikolaos, ma poco prima imbocchiamo lo sterrato che a destra porta ad Aghios Ioannis. Ma non arrivoad Aghios Ioannis… no… lascio la macchina in un piazzale a meta’ strada. Mia madre mi chiede dove la stia portando, e io le rispondo di non preoccuparsi e di seguirmi. Scendiamo per una stradina battuta si e no, la facciamo fino in fondo, ed ecco scorgere sotto di noi, che eravamo in cima ad un dirupo, un insenatura sotto di noi. Il sentiero e’ oramai finito, e procediamo tra le rocce e piante spinose… fino a che sotto di noi non appare una caletta. E’ Sfaka, una spiaggetta di si e no’ 10 metri per 5, nascosta, affacciata su quel blu del mare che dolcemente la lambisce. Incantevole, dove vige solo il silenzio e il rumore del Sig. Meltemi, che con i suoi sussurri, a volte violenti, ci invita a guardare cio’ che egli stesso con orgoglio accarezza ogni giorno. Piccoli angoli di Paradiso in terra. Facciamo foto, siamo completamente soli, isolati da tutto e tutti. Io mi affaccio un po’, e so gia’ che piu’ avanti ci aspetta un’altra meraviglia. Riprendiamo il non-sentiero, e mia madre, incuriosita come me, cerca una strada per raggiungere cio’ che anche lei ha appena scorto con la vista. Saliamo tra le pietre e le solite piante spinose in alto, piu’ in su ancora e ancora, fino a che arriviamo ad uno strapiombo. Avvicinandoci a quello strapiombo… piano piano… di fronte ai nostri occhi, come un pittore che lentamente toglie il velo vellutato dalla sua opera per mostrarla, ci appare un capolavoro della natura: un lembo di spiaggia scavato nella roccia, nascosto. La roccia alle sue spalle e’ alta circa una decina di metri, come per proteggerla,per racchiuderla in se’, e come se non bastasse, a qualche metro, in mezzo a quelle acque limpide, quell’ enorme masso a forma di pinna di squalo, a creare un quadro indelebile nella mia mente. E’ come se Dio avesse voluto mettere li’ quel masso come guardiano di quel piccolo Paradiso fiabesco. Non so come descrivervelo. Se un bambino con la sua immaginazione creasse nella sua mente questo paesaggio,tutto suo, fatto di montagne che si affacciano sul mare di un azzurro senza fine, cieli che si confondono con esso, piccole boscaglie schiaffeggiate dal vento che deciso fa sentire la sua forza, al quale resistono immobili soltanto le fiere rocce che poggiano su colli degradanti verso acque cristalline, immaginerebbe sicuramente una spiaggia come questa. Questa e’ Manari. Manari nella mia mente. Messa li’, lungo la costa frastagliata,celata e silenziosa tra le rocce, pronta ad essere scoperta da chi, come noi, ama un po’ di avventura. La vedremo dentro poi. Ancora tra le rocce e le piante irte torniamo indietro, e ripresa la stradina torniamo in macchina, in direzione Lefkos. La Panda ha i pneumatici un po’ consumati, ma si guida bene, non fa “sorprese”. Arrivati nella baia, ci dirigiamo nella zona piu’ a nord, dove ad accoglierci ci sono delle spiagge che, per la loro conformazione, in un paio di zone formano delle piccole “piscine” dove poter fare un bel bagno rilassante, in pace. Salendo su per delle collinette si possono notare dei piccoli “totem” fatti di pietre messe una sopra l altra, molto caratteristici, in quando essendo tutto un colore con il terreno, sembrano essere dei piccoli prolungamenti del terreno arido, che visti dal basso sembrano anch essi voler toccare il cielo. E’ facile lasciarsi prendere dall immaginazione e dalla fantasia in questi luoghi, perche ogni luogo ha la “sua” fantasia, la sua caratteristica, la sua bellezza. Decidiamo di mangiare alla taverna Blue Sea, appena sopra una delle baie, delle Sardine di Karpathos, ovviamente piene di lische ma ottime e molto forti di sapore, accompagnate con della FAVA, crema di ceci condita con olio a crudo e cipolle, e una bella MOUSSAKA. Per bagnare… RETZINA, anche quest anno inseparabile compagno di pasto. Un po’ di sole in relax, e si riparte, direzione sud,destinazione Adìa, presso la taverna Pinetree. Perche questa taverna? E’ un luogo tranquillissimo, con ovvia vista sul mare,con tavoli messi sotto una tettoia completamente ricoperta di fiori… ma il vero motivo per cui sono voluto andare li’ e’ un altro, e ce lho in mano, su un pezzo di carta. E’ la foto di una caletta, trovata con l aiuto delle foto dal satellite; mostro la foto al proprietario della taverna,  e sorridendo, si volta verso nord, e alzando il braccio destro mi indica un viottolo che parte da sotto la taverna. Lo imbocchiamo ringraziando il proprietario, promettendo lui che tornando prenderemo una bella birra. Percorriamo il sentiero, a tratti frastagliato, a tratti leggermente e strapiombo sul mare, che passa tra arbusti, rocce e sopra un ponticello con sotto il vuoto, solamente acqua e rocce. Alla fine, una scalinata ripidissima e una corda per aiutarsi a scendere… scendere in un’altra caletta incontaminata, nascosta tra due roccioni, impossibile da vedere scorgere dall alto della strada, impossibile sapere della sua esistenza se non per “sentito dire” o per esserci gia stati. Una caletta larga si e no 6 metri, con l acqua che penetra fino al suo interno, impetuosa, essendo oggi il mare leggermente mosso, ma sempre di un acqua trasparente! Incamminandosi dietro la caletta si arriva ad una piccola gola, delimitata da rocce alte piu di 20 metri, dall aspetto quasi claustrofobico. Spettacolare e’ dir poco. Ancora una volta siamo solo noi, il mare, il vento, il silenzio. Noi e Karpathos. Un piccolo bagno , due pensieri per la mente, e si ritorna indietro, e come promesso ci prendiamo una bella birra alla taverna, facendo vedere le foto della spiaggia al proprietario, che sorridendo ci chiede se ci e’ piaciuta. Un saluto cordiale, e si riparte alla volta di Finiki, visitando prima pero’ delle spiagge dall aspetto “selvaggio”, nella baia di Adìa, dove ci sono diverse insenature con calette tra le rocce che creano degli scorci molto belli, col mare che si infrange sugli scogli e alzando lo sguardo diviene subito blu intenso, come la spiaggia di Fokia (omonima di quella della zona di Amoopi) ed altre spiaggette anche ben raggiungibili con strade sterrate. Proseguendo verso Finiki appunto, passiamo prima per la spiaggia di Kamarakia, sempre romantica come l anno scorso, ma ora un po’ piu grande. Probabilmente il mare d inverno ha eroso ancora un po’ i suoi margini, ingrandendola leggermente e spianandola, rendendola sempre caratteristica, con la sua roccia forata in alto a destra, come se fosse un occhio che la guarda attonito ogni giorno. Ora si va a Finiki, giretto per il paese, e come l anno scorso si cena da Dimitrio’s, con il suo piatto di pesce misto grigliato, un’altra bel piatto di Fava e una BAKLAVA, dolce tipico con pasta sfoglia, frutta secca e tanto miele. Classico tramonto con sole che scompare dietro la chiesetta, e ringrazio il Cielo di essere qui anche quest’anno. Non mi sembra vero. Torniamo in paese, solita crepe da Achillion, e a letto, Gran bella giornata oggi. Chissa’ domani…

GIOVEDI’ 26 AGOSTO:

decisione secca, si va’ in barca a vedere Manari e volendo altre calette, partendo da Aghios Nikolaos. Alla taverna To Votsalo ti portano con una barca molto veloce in una o piu’ spiagge che appaiono in foto all entrata. Abbiamo visto Manari da sopra, e vogliamo andare dentro, ma oggi siamo incuriositi da Has, un’altra caletta che si trova poco piu’ giu’, raggiungibile solo con un imbarcazione. Prezzo 20 euro a testa andata e ritorno. Siamo li’ la mattina presto, senza aver prenotato, e chiediamo del giro in barca. Una signora ci dice di aspettare, e va a chiamare il figlio. Il figlio arriva con un caffe’-frappe’ in mano, ancora col cuscino attaccato alla guancia, e ci dice che tra 5 minuti e’ da noi. Ci accompagna alla barca, saliamo. La barca e’ un 4 metri e mezzo circa con motore da ben 70 cavalli (3 volte piu potente di quella che abbiamo noi a casa), e pertanto gia so cosa accadrebbe se quel “giovanotto” spalancasse il gas. E lo fa subito. La barca si impenna, vento tra i capelli, ci teniamo forti alle maniglie,e a tutta velocita’ ci dirigiamo verso sud, passando avanti a Sfaka ,Manari e le grotte di Manari (bellissime!!!) che viste dal mare danno tutta un’altra impressione, sembrano non essere loro… sono piccole meraviglie che si affacciano sull acqua, anonime. Quasi desolate. Foto su foto,  pian piano arriviamo ad Has , detta anche Vasillis Paradise. Has e’ una piccola striscia di sassolini fini che trova appena appena spazio tra l acqua e il monte a strapiombo su di essa. Una volta li’ sembra che, guardando in alto, la roccia ti cada sopra la testa. Solita acqua trasparente, rocce su cui arrampicarsi, e dietro la spiaggia un cunicolo che, seguendolo e salendo su delle rocce messe li’ a causa di una frana molti anni fa, ti porta ad un livello sovrastante con dei tavolini in legno messi li’ simpaticamente, con gingilli attaccati su con delle corde, oggetti vari, segni di passaggio di altra gente. Da li’ si possono fare bellissime foto, soprattutto a quell ora presto. Si’ perche dopo le 10,30 qui ad Has arriva un imbarcazione proveniente da Pigadia che porta altri turisti. Pertanto abbiamo detto al ragazzo di venirci a prendere alle 10, e cosi’ ha fatto. Eccolo! Tornando verso Aghios Nikolaos abbiamo vento e onde contro, e lui sempre a gas aperto, fa fare alla barca dei salti enormi… ricordo che un onda particolarmente alta ha fatto sobbalzare la barca fino a quasi far uscire tutto il motore dall acqua. Ci chiede scusa, voleva farci divertire ha detto. Io dico di non scusarsi, anzi, se volesse venire a trovarci con la sua barca da noi a Senigallia gli lasciamo un posto privato…. Visto che a quella velocita’ in un paio d ore arriva di sicuro! Si scherza, e ci si vuole bene, impossibile non affezionarsi alla loro cordialita’. Attracchiamo, e ci dice che se vogliamo tornare siamo i bevenuti, e ci porta dove vogliamo per quanto tempo vogliamo. Questa e’ la sua “legge” . Felicemente frastornati ripartiamo, alla volta si Mesochori, splendido paesino con vista sbalorditiva, direzione Cafe’ Skopi. Li ce’ il mio amico Manoli Nouarakis, che non vedo l ora di rivedere. Ci siamo scritti durante l anno, con la speranza, gli dicevo, di rivederci. Ed eccomi qua. Percorro le viuzze del paese che ancora ricordo a memoria, mia madre mi segue piu’ curiosa di me. Ecco la taverna. Ancora prima di entrare gia’ urlo il suo nome “Manoli!! Manoli!!” Lui senza affacciarsi risponde “Andrea!” . Mi commuovo enormemente, e appena lo vedo gli salto addosso e lo abbraccio. Mio Dio che belle ste cose! Accanto a noi una simpatica coppia di tedeschi, che sorridendo dolcemente hanno assistito a tutta la scena. Regalo a Manoli 4 pennarelli per scrivere dediche sui tavoli, aveva ancora quello che gli avevo regalato l anno scorso, dicendogli che ora e’ apposto per 4 anni per scrivere. Foto ricordo, due belle insalatone, DOLMADES, ovvero foglie di vite in salamoia che avvolgono riso e spezie, fatte da lui a mano, e due belle birre MYTHOS. Una bella chiacchierata, in relax, in pace, solo noi , il panorama e tanta voglia di star bene insieme in amicizia. Salutone a Manoli, e ripartenza, Ci soffermiamo un attimo sulla balconata  della piazzetta di Mesochori, dalla quale si ha una vista meravigliosa di Aghia Irini, e della valle nascosta dove si cela Makris Gialos , della quale ho dei bellissimi ricordi, soprattutto “avventurosi”… e ora via, verso sud! Incontro l imbocco per l altra spiaggia selvaggia di Ormos Lares, fatta l anno scorso, e andando avanti e avanti… arriviamo ad Aghios Theodoros. Spiaggia a sud ovest, sovrastata da un muro di terra quasi rossa, mare limpido, spiaggia di sassolini, sopra la quale, accanto ad una roccia, scorre dall acqua che crea della fanghiglia con la quale e’ possibile fare dei fanghi tonificanti per la pelle. In molti lo facevano, chi per gioco chi per distendersi un po’. Ce’ un po’ di gente, ma vige lo stesso il silenzio, nessun frastuono, solo il vento che “suona” un po’ sulle pareti. Dopo Theodoros, ci dirigiamo verso la zona di Kastello, dove le rocce a strapiombo sul mare danno piccoli “assaggi” della Karpathos selvaggia e, ancora piu’ avanti, arriviamo alla spiaggia di Diakoftis. Visitiamo il lato est della zona, con l acqua di un colore azzurro chiaro da incanto e, prima di dirigerci verso ovest, ci incamminiamo verso sud proprio al limite dell isola, dove le rocce sono arrotondate dalla sabbia che viene spinta con forza dal vento, e le piante spinose vengono piegate, come “sottomesse” dal Sig. Meltemi…qui si’ che ce’ vento forte! Facciam fatica anche noi a camminare, ma arriviamo nella zona estrema dell isola, dove innanzi a noi si presenta uno scenario caratterizzato da un mare di un blu cosi’ forte che ti impone di guardarlo a lungo, veramente molto suggestivo. Torniamo indietro, a fatica, la sabbia entra negli occhi, e andiamo nella spiaggia ad ovest, dove il fondale chiaro da’ all acqua un colore trasparente, tipo una piscina, ma grandissima! Facciamo un bel bagno, e uscendo ci asciughiamo in un attimo! Dopo un po’ di relax ripartiamo e torniamo un op’ indietro direzione nord, a Shell Beach, spiaggia tranquilla, aperta, con due rocce caratteristiche che forma due veri e propri ponti naturali sull acqua. La spiaggia prende questo nome dalle miriadi di conchiglie attaccate sulle rocce anche a un paio di metri di altezza sopra le nostre teste, fossilizzate, resti di antiche mareggiate che hanno eroso la costa. Resti di storia dell isola. Un bel bagno, un po’ di sole, e via ancora, direzione sud ovest, dopo l aeroporto, per vedere le spiagge dove vige la legge del surfista, una dopo l altra, simili, ma di uguale bellezza, e non sto ad elencarne i nomi, le troverete nel mio racconto dell anno scorso. Arriviamo a Fokia Beach, sono le 15,30 circa, ed e’ tranquilla, con poca gente, anch’essa molto pittoresca, con un vecchio pescatore che prepara la rete per andare a caccia di cio’ che questo mare ha di meglio da offrire. Pescatori Karpatiani, vecchie sentinelle di questo mare, a loro ogni merito. Dopo Fokia, come ultima tappa del giorno scegliamo Kastelia, altra spiaggia pittoresca, rocce che escono dall acqua, lettini sistemati su balconate artificiali, ma sempre di un bell effetto, Che acqua, si vedono anche molti pesci, che nuotano indisturbati. Immancabile bagno, e tra una nuotata e l altra decidiamo di andare a cena a Menetes. Ci fermiamo a osservare la statua dell eroe Menetes, dopodiche’ …. non resistiamo… prendiamo il telefono, chiamiamo il ragazzo della barca-jet di To Votsalo e prenotiamo un giro a Manari, presto, per le 8,30! Si perche in queste spiagge ,che si prenotano, se qualcuno lha gia prenotata prima di te, a te non ti ci portano, per riservatezza! Pertanto l ora per quel giorno e ‘ quella, e accettiamo! Dove mangiamo stasera allora? Certo, ancora da Dioniso, come l anno scorso, e la signora ci prepara dell ottima carne di agnello in umido con verdure , lo STIFADO, due bei piattoni di MAKAROUNES, e un piatto di cosi di pollo con patate e salsa in umido. Ottimo vino di casa, cena sublime. Anche oggi siamo stanchi, ma soddisfatti, e dopo aver fatto vedere a mia madre l interno di una tipica casa karpatiana,, grazie anche ovviamente alla disponibilita’ della padrona di casa, ce ne torniamo in albergo. Saluto Gio Courtis, ragazzo che sta alla hall, oramai mio amico, e si va a nanna.

VENERDI’ 27 AGOSTO:

facciamo colazione presto, mentre gli altri turisti scendono per iniziare a mangiare, noi abbiam gia fatto ed usciamo. Arriviamo da To Votsalo e il ragazzo, stavolta quasi in pigiama e con l orsacchiotto ancora in mano, ci porta alla sua barca con motore Lamborghini suppongo… e nonostante dormisse accelera piu’ di ieri, per svegliarsi penso, ma oggi il mare e’ calmo, ed e’ ancor piu una meraviglia. Arriviamo a Manari, e gli diciamo che rimaniamo un paio d ore. Il “pilota” ci saluta e se ne va, ancora dormiente. Manari, che bella che e’ anche da dentro! Prima , dall alto, eravamo noi a guardare la pinna di roccia…ora e’ lei che guarda noi… stiamo invadendo il suo territorio. Ci voltiamo, e la roccia a strapiombo quasi divide la spiaggia in due parti,arrivando in un tratto quasi nell acqua…e non ci lascia scelta: si puo’ guardare solo il mare, con la spiaggia di Apella in lontananza che ci attende… ma la lasciamo attendere, perche Manari prima ci offre un’altra sorpresa. Alla sua destra, in fondo, ce’ una vera e propri a grotticella, alta circa 4 metri e fonda penso piu di una decina, dentro la quale ci si puo riparare dal sole e al suo interno la temperatura scende decisamente. Offre un bel refrigerio dalla calda giornata di oggi, priva di vento, a differenza dei primi 2 giorni. Eh si’, Zio Meltemi si calmera’ per tutto il resto della nostra vacanza, lasciando spazio al Dio Sole, che si fara’ sentire ben forte della sua importanza! Esco dalla grotta, un bel bagno, e la pinna di roccia, consapevole della sua imponenza, la fa da padrona, completando ancor di piu’ questo gia’ meraviglioso quadretto naturale. E’ una spiaggia bellissima, una tra le piu’ belle di Karpathos, a mio parere. Arrivano le 11, il ragazzo e’ in ritardo, forse e’ riandato a dormire… mah… eccolo! A manetta, curva di freno a mano e ci fa salire, riportandoci alla base. Salutone anche a lui, e ripartiamo allo volta di Apella. Apella, sempre meravigliosa, nulla da fare, piena di colori, sabbia fine oggi incandescente, e mia madre ne rimane sbalordita. Oltre ad essa, le faccio vedere anche la spiaggetta che si trova oltre, raggiungibile con il sentiero che parte da vicino a dove e’ ormeggiata la solita barca colorata, simbolo oramai di questo luogo. Apella e’ sempre un dipinto, un’ esplosione di colori che si mostra in tutta la sua bellezza in una giornata senza vento, ti fa capire che lei e’ una delle Regine di quest isola.Bagno, tuffi dallo scoglio, facciamo conoscenza con altri italiani, e dopo due chicchiere ci spostiamo di nuovo, verso Kira Panaghia. Anch essa ha il suo fascino, un po’ piu’ affollata rispetto alla precedente, ma mai caotica, con le sue barchette ormeggiate di fronte alla spiaggia, e la sua caratteristica chiesetta in alto, dove e’ possibile suonare la campana. Anche quest anno non ce’ il batacchio all interno, e la suono con le nocche…ahi.. ! Ci dirigiamo nella taverna sovrastante per desinare, gustandoci una bella insalatona e un buon TZATZIKI, con la vista del mare dall alto veramente suggestiva. Che bello qua. Sono le 16 circa, e decidiamo di dirigerci ad Achata, spiaggia ancora piu a sud rispetto alla precedente, e leggermente simile, ma piu’ “aperta” alle spalle, pertanto un po’ piu ventilata, ma fa sempre caldo, il vento e’ quasi assente. Un altro bagno refrigerante, prendiamo un po’ di sole tanto per cambiare, e dopo un paio d ore ci prepariamo per la cena. A cena so di andare sul sicuro, essendomi informato in precedenza, e lascio la sorpresa a mia madre: prendiamo la strada direzione Othos, ma poco prima voltiamo a destra per Lastos, e procediamo, procediamo e procediamo ancora.. strade strette e tortuose, in un paio di tratti a strapiombo sulla montagna separati dal nulla solo da un piccolo guard-rail di cemento, tra steppe e rocce, asfalto rovinato con molte buche… procediamo… sino ad arrivare ad un altopiano, e un piccolo cartello indica “Thanassis Taverna Kali Kardia” ancora piu avanti… pertanto continuiamo, oramai siamo solo noi, la Panda e le vaste distese di campi che all orizzonte sembrano non finire mai… ed ecco ad un tratto spuntare una piccola costruzione azzurra, con la stessa insegna letta in precedenza: e’ la Taverna di Thanassis. Scendiamo, ed e’ lui stesso ad accoglierci con gioia ed entusiasmo, come se ci conoscessimo da una vita! Ci invita a sedersi su un tavolo insieme a sua moglie e 3 loro amici austriaci, offrendoci la SUA grappa fatta in casa e il SUO vino. La distillatrice per la grappa e’ messa li’, in un angolo, a vista, e la taverna si presenta semplice, con solo 4 tavoli messi li’  a caso, colorati di quell azzurro “greco”, e il tutto coperto da una tettoia fatta di foglie di vite! Io avevo la pelle d oca, vi giuro, un accoglienza familiare che in nessun altro posto ho mai ricevuto, tutti in compagnia, tutti insieme, tutti a bere allegramente, un calore che ho avvertito sin da quando ho messo piede all ingresso,  e che prende forma con manifestazioni di amicizia reciproca pur essendosi visti li’ per la prima volta. Che luogo indescrivibile! “…io da qui non mi muovo piu …” pensavo tra me e me. Ovviamente… oltre a bere, occorre mangiare… o si finisce per dormire qui stanotte (hanno anche 2 camere che affittano!). Infatti da questa zona parte il sentiero che porta a Kali Limni, la vetta piu’ alta di Karpathos,e per chi volesse qui puo’ trovare ristoro e … riposo! Ordiniamo, oramai siamo rimasti solo noi due e i padroni di casa, gli austriaci se ne sono andati, cioe’ siamo solo in 4… e la moglie ci porta degli splendidi Makarounes fatti in casa, stufato di carne di CAPRA cacciata dal marito (Thanassis va a caccia ogni sera al tramonto) , un bel piatto di fava, il tutto accompagnato da del vino rosso di loro produzione, che prima ti fanno assaggiare, in quanto risulta essere liquoroso e molto dolce, tipo il nostro vin santo, di gradazione sui 15 gradi ! E vai! Finito di mangiare quelle leccornie, e fatto un bell applauso alla carne di capra “della casa”, salutiamo con la promessa di ritornare… magari con altra gente…. Mooooooolto lentamente, vista la gradazione del vino, torniamo indietro, ma prima ci fermiamo a vedere il tramonto che, e lo dico ad alta voce, e’ molto piu’ suggestivo di quello a Finiki (senza nulla togliere a quest ultimo, per carita’), ed e’ una cosa unica: il sole, quella palla rossa che scompare dietro le montagne, lasciando spazio ad una leggera foschia che si confonde con il mare quasi rosa…  e lascia solo intravedere le isole di Kassos, Armathia e Makronisi… che sembrano essere sospese in aria. Sembra un sogno. Non me la togliero’ mai piu dalla mente questa immagine! Veramente. Ce ne torniamo al rent The Best per fare il “cambio”…eh si… stasera ci danno la Jeep… ed eccola…una Suzuki Jimny bianca senza copertura posteriore, lhanno tolta… in effetti non ce ne’ bisogno, e ritorniamo in Hotel con la “bestia” 4×4… leggendo capirete perche’. Un giretto in paese… ma si’ dai..ancora da Achillion, un bello Yoghurt con miele, e il miele me lo lascia anche da parte … come l anno scorso… Menis (il padrone), ha una buona memoria. Una passeggiatina per digerire e via a letto… domani alzataccia!

SABATO  28 AGOSTO:

sveglia, secca, alle 6 in punto. Preparativi e via, alle 6,30 in groppa al Jimny, direzione scontata: Olimpos! Vogliamo vederla alle prime luci del mattino, ancora mezza dormiente, per assaporarne meglio la sua “anima”. Si, e’ vero, dopo le 11 si riempie di turisti e negozietti che vendono souvenirs, gestiti da gente del luogo, e a parecchia gente questo non piace, e da un certo verso hanno anche ragione. Ma in fondo cosa debbono fare, si stanno anche loro adattando al turismo di massa che sta arrivando, soprattutto se finiranno di asfaltare la famosa strada sterrata di 18 kilometri che la collega a Spoa. Quella strada la percorriamo la mattina presto, alle7 circa e la Jeep, con la trazione posteriore, offre un divertimento esagerato, in quella strada imbrecciata, larga, ad ogni affondo di acceleratore scoda al posteriore che e’ una meraviglia, e si “riprende” benissimo poi il controllo, Tanto siamo solo noi, possiamo alzare il polverone che ci pare. Incontriamo solo un paio di camion che trasportano sassi per fare la strada, e li salutiamo con un colpo di clacson e un sorriso. Loro rispondono in egual maniera, sapendo che siamo turisti. Fa effetto sapere che noi siamo li’ per divertirci e loro per lavorare, in questa strada panoramica senza eguali, delimitata solo dall azzurro del cielo che si abbraccia con quello del mare all orizzonte, che contornano un paesaggio  che sembra essere senza spazio e senza tempo. Paesaggio che si completa ancora di piu’ quando di fronte a noi, all improvviso, ci appare Olimpos, in tutto il suo splendore, silenziosa, ancora “casta”. Parcheggiamo e scendiamo. I negozi son tutti chiusi essendo circa le 7,45 del mattino, e’ un atmosfera ancor piu’ quieta e accogliente dell anno scorso, vista l ora appunto. Un silenzio “assordante”, nessuno per strada, solo una vecchietta che trasporta vimini e che cordialmente ci saluta.  Null’ altro. Ancora una volta solo noi, e il paesaggio. Facciamo colazione in una taverna serviti da una gentile signorina,con caffelatte e LOUKUMADES (palline di pane fritte ricoperte di miele e sesamo), e subito dopo,pieni “dolce” di energia, visitiamo il paese da cima a fondo, osservando chiese, case tipiche, e laggiu’, solitaria, come a nascondersi, la spiaggia di Fyses. Ma alzando lo sguardo, dalla chiesa di Xristos, ti guardi intorno, e vedi solo blu, sempre blu, ancora blu, interrotto solo dal monte di Anaprosopos in lontananza, che sta li’ a ricordarti che sei ancora in quell isola, lontana dal mondo, lontana dai pensieri, vicina al cuore. Arrivano in un lampo le 10,30, ed inizia ad arrivar gente, e ci incontriamo con 2 signore norvegesi conosciute sul social network 2 anni prima, rincontrandocisi proprio quassu’, in cima al mondo, in tranquillita’, per fare due chiacchiere. Si va ora a pranzo, alla taverna To Milos, stesso menu’ dell anno scorso: Makarounes, fiori di zucca fritti ripieni di riso e verdure e polpette di zucchine fritte e loukumades in omaggio.Sono le 12,30 circa, lasciamo il paese per andare oltre. Tralascio il suggestivo e quasi misterioso paese di Avlona visto l anno scorso, e ci dirigiamo a Diafani, paese di pescatori in fondo ad una strada tortuosa. Bel paesino, con una spiaggetta di fronte. Ma noi andiamo oltre, verso destra, dove inizia una delle tante strade sterrate che affronteremo d ora in poi: all inizio e’ tranquilla, ma andando avanti si stringe e si fa piu’ ripida, con la scarpata di fianco. La strada non permette errori, ne consente di fare inversione se non in un solo punto dove ce’ una piazzola. A tratti e’ ripida e sdrucciolosa. E’ fattibile con una jeep, ma occorre un minimo di esperienza e soprattutto un po’ di nervi saldi, perche sembra una sciocchezza, ma in certi tratti in queste strade e’ facile farsi prendere dal panico, trovandosi con roccia franosa sulla destra, la vallata ripida sulla sinistra e solo il viottolo di ghiaia ripido di fronte a te. Percorriamo fino alla fine, lasciamo l auto in una simil-piazzola e proseguiamo ancora a piedi. Fino a che di fronte a noi appare una spiaggia di ciottoli grigi, con delle piramidi alte anche un paio di metri fatte con quegli stessi sassi, delimitata da due roccioni imponenti: e’ Papa Minas. Scendiamo curiosi’, ed ammiriamo quest altro spettacolo che la natura ha voluto mettere li’, come se gia’ non bastassero gli altri gia visti e ancora da vedere… acqua fredda, che dolcemente con le sue tenui onde rinfresca i ciottoli arsi dal solleone. Alla sinistra della spiaggia, un’altra insenatura che forma una caletta isolata, dove poter prendere il sole tranquillamente. Ci bagniamo, qualche foto ovviamente, e dopo un oretta in tranquillita’ ci spostiamo, tornando indietro per quella strada sterrata, che la jeep affronta senza nessun problema, non ha limiti, veramente, soprattutto inserendo la trazione integrale. Ma io lascio ancora la posteriore, per farla sgommare in salita. E’ un portento. Lungo la strada sterrata, guardando un po’ piu’ in basso, notiamo che la costa e’ formata da rocce frastagliate, a volte con veri e proprio “buchi” che le attraversano, formando piccoli “ponticelli”… sembrano i ponti di Shell Beach in scala ridotta. Riusciamo comunque a fare delle belle foto, essendo non lontani da noi. Attraversiamo Diafani, e decido di mostrare la spiaggia di Vananda a mia madre, che si trova esattamente dalla parte opposta, sempre percorrendo una strada sterrata molto piu’ tranquilla della precedente. Vananda e’ sempre bellissima, simile a Papa Minas ma con in piu’ la possibilita’ di essere vista da posizione piu elevata prendendo un piccolo sentierino alla sa sinistra. Stessa conformazione, stesso tipo di spiaggia, stessa bellezza. La bellezza greca. Qui niente bagno, perche partiamo in direzione Olimpos, e riprendiamo la strada sterrata, ma non per tornare indietro, no. Appena iniziata, nascosta sulla sinistra, ce’ una deviazione, che indica Forokli. La prendiamo, e ci aspettano ben 30 minuti di sterrato, anche questo a tratti impervio e insidioso, per via delle piccole frane che sono cadute sulla strada e per la vallata ripida sulla sinistra. Scendiamo adagio, osserviamo il paesaggio, quasi “lunare”, perche piu’ scendi piu’ sei solo tu e le colline aride, marroni e verde scuro, con solo qualche roccia per cambiar colore. Scendiamo, scendiamo e scendiamo ancora, fino ad arrivare alla spiaggia: Forokli. Anch essa ha la sua “unicita’”, come ogni altra spiaggia. Ha sassolini scuri, fini, che lasciano ancor piu’ evidenziare la purezza dell acqua, che immediatamente diventa alta facendo si e no 10 passi. Inutile che vi racconti il silenzio e al pace che ci sono qui, oramai riuscite ad immaginarlo penso. La bellezza di questi luoghi e’ che il loro silenzio ti permettono di riflettere, di pensare, di essere in “contatto” con te stesso e, come accade a me, di poter “ascoltare” i tuoi pensieri, riuscendo spesso a raggiungere un accenno di pace interiore. Sul fianco sinistro della spiaggia una stradine che porta ad una spiaggia limitrofa identica ad essa ma piu piccola, la “sorella” minore, alla quale diamo una sbirciatina. Un bagno, un po’ di relax e, essendo le 17 oramai, decido di far vedere a mia madre la spiaggia di Agnondia, accessibile tramite una strada sterrata ben fattibile (esperienza dell anno scorso) che si imbocca a circa meta’ dello stradone sterrato per Olimpos. Stessa bellezza dell anno scorso questa spiaggia, stessa tranquillita’, ancora noi soli. Qui. A Karpathos. Torniamo a casa ora, e abbiamo appuntamento con due nostri amici conosciuti all aeroporto, Furio e Maica, per cenare insieme da Romio’s sul porto di Pigadia: un bel piattone di pesce misto, un SAGANAKI (formaggio di capra fritto) e del buon vino. Tanta allegria in amicizia, tanti sorrisi. Ci affezioniamo subito alla nostra nuova coppia di amici. Loro non lo sanno… ma domani li porteremo da Thanassis, per far lor assaporare un po’ di “vera” Grecia… ma teniamo la sorpresa per il giorno dopo. Stasera si va a letto, dopo aver passato un’altra giornata piena di emozioni, da far venire il nodo alla gola solo a ripensarci. A letto.

DOMENICA 29 AGOSTO:

Ancora sveglia presto, si parte prima della colazione, e si va dritti verso Aghios Nikolaos, poco prima, prendendo lo sterrato, si continua, e arriviamo ad Aghios Ioannis, alle 7,30 di mattina… beh,,, nulla da dire… ancora meglio dell anno scorso. La luce del sole che risplende sull acqua, mare quieto che mostra tutta la sua trasparenza, il panorama intorno indescrivibile… fatto di poesia. Entriamo in acqua, e’ freddissima, ma ci adattiamo subito all ambiente, che ti cattura, ti “assorbe”, fino a farti diventare quasi un tutt uno con esso. Benessere mentale. Ci rilassiamo ancora, e poi ripartiamo, alla volta di una spiaggia dal nome non conosciuto, vista su una cartina mostratami dalle mie amiche norvegesi. Ci dirigiamo verso Olimpos, per cui molta strada da fare, riprendiamo per Forokli ma subito prima voltiamo a sinistra per una strada ripida in salita, che percorriamo adagio. Andiamo avanti, questa strada si stringe, si fa piu’ ripida, le frane non danno fiducia, e la vallata ripida alla sinistra che spesso diventa strapiombo non incoraggia. Non esagero, ma una disattenzione puo’ costare molto cara qui, e puo risultare fatale, perche lo strapiombo arriva fino al mare, diretto, e uscite di strada accidentali non sono permesse ne perdonate. Prudenza, molta prudenza! La strada e’ poco battuta, in un tratto dobbiamo proseguire sopra delle rocce franate sulla destra, e sulla sinistra il ripido pendio della vallata. Nervi saldi.  Non si vedono impronte di pneumatici recenti. Noi proseguiamo, con estrema attenzione, e trazione integrale inserita stavolta, per ogni evenienza. Ora la strada scende, sembra che siamo arrivati, ma poi riinizia a salire. Ci chiediamo se sia la strada giusta o no… e proseguiamo ugualmente. Dietro di noi oramai ci sono vallate e monti, stiamo percorrendo questa strada da oramai piu’ di mezz ora. Siamo soli, e e’ il caso di dire… in mezzo al nulla. Eccoci, la strada finisce. Non ce’ sentiero, ne’ viottolo. Ma noi proseguiamo a piedi, perche abbiamo visto uno “spazio” tra due collinette. Camminiamo, camminiamo, arriviamo ad un campo di ulivi, poi ad una casupola abbandonata… e sotto.. li’ sotto… una meraviglia. Una piccola spiaggetta, delimitata da rocce alte e pini al di sopra, fatta di ciottoli grigio chiaro, con acqua limpidissima: questa e’ Opsi. Solo l idea di essere lontano da tutto e tutti, soli, in questo luogo dimenticato dal tempo, fa rabbrividire, ma sono “bei” brividi. Abbiamo trovato un altro angolo di Paradiso lontano da tutto e tutti. Il prezzo da pagare e’ molto spirito di avventura, un po’ di coraggio per affrontare certi tratti di strada con nervi saldi e del tempo a disposizione. Ma noi ci siamo, siamo qui, e ci godiamo questa meraviglia, bagnandoci in quell acqua che sembra essere toccata da noi per la prima volta. E’ qualcosa di unico. Un altro pensiero indelebile nella nostra mente. Il silenzio che si percepisce qui echeggia dentro di me, creando un “lieve” frastuono  di emozioni che mi portano a commuovermi interiormente. E trasformo tutto quanto in un sorriso,guardandomi intorno…pensando a dove sono…dove altri probabilmente non sono arrivati. E so …che per questa settimana… questa e’ la mia Karpathos. Torno in me, ci incamminiamo verso la strada per il ritorno, e prendiamo un ramoscello di ulivo come ricordo di questo luogo che a definirlo “incantato” e’ dir poco… e saliamo sulla jeep. Partendo, ci rendiamo conto di una cosa: l ultimo tratto che abbiamo percorso in discesa era ripidissimo, pertanto in salita si rivelera’ abbastanza difficoltoso. Ecco come lo affrontiamo: trazione integrale inserita, marce ridotte…rincorsa e vai! Il torello Suzuki non ha paura di nulla, neanche slittano le sue ruote, e la pendenza e’ elevata! Superato il tratto reinserisco le marce normali e si ritorna indietro. Arriviamo in ad un bivio, e a sinistra ce’ una strada sconnessa e ancor piu’ impervia della precedente ,e scopriamo che porta a una spiaggetta,  e siamo piu a nord di Forokli, simile ad essa ma in “scala” ridotta, con accanto un’ altra caletta ancora piu’ piccola ma sempre di eguale conformazione , e facciamo delle belle foto. Dopodiche’, lungo il tragitto ci fermiamo ancora, da una posizione leggermente soprelevata scorgiamo un altra spiaggetta deserta come le precedente da noi visitata, dopo di essa in direzione nord , e facciamo altri scatti fotografici. Andando avanti ne vediamo un altra, sempre deserta, e noi ci troviamo poco sopre: questa e’ Pentikalia. . E’ molto bella, con una roccia a spuntone di lato a fare da “guardia”, e di fronte a lei il mare aperto. Il blu. Immortaliamo con altre foto. Queste spiagge suddette, avendole viste da vicino,  notiamo essere identiche e alla “nostra” Opsi, in quanto in questa zona sono tutte simili una con l altra, ma egualmente belle. E’ il fatto di essere soli in mezzo alla natura che emoziona enormemente, senza voci ne’ rumori. Solo la tranquillita’ accompagnata da spirito di avventura! Praticamente poi, dopo Pentikalia, ancora piu’ a nord, ce’ Papa Minas. Siamo riusciti a vedere tutta la zona, questa zona arida e a tratti misteriosa, ma molto affascinante! Proseguiamo ancora, torniamo indietro per quella strada tortuosa e ripida, riaffrontando con decisione il tratto franato, tenendo bene d occhio dove “mettevamo” le ruote affacciandoci anche dal finestrino. Ci ri-immettiamo nello stradone principale sterrato per Olimpos, dopo quasi tre quarti d ora necessari per uscire dallo sterrato precedente, e lo percorriamo in direzione di casa. Si, perche riprendiamo lo sterrato che scende verso Aghios Minas, ed arrivati la’ saliamo verso la chiesa e continuiamo la strada, che ci conduce ad Ormos Nati: e’ una meravigliosa spiaggia di sassi arrotondati e scuri, ma che permettono lo stesso all acqua di trasparire e permettere di vedere il fondo. E’ grande Nati, con un tratto di monte che quasi la divide in 2 parti, quindi quasi separate tra loro. Siamo soli anche qui, e ci godiamo in tranquilla beatitudine il paesaggio, l acqua e il sole, che anche oggi picchia forte. Il Sig. Meltemi, come gia detto, in questi giorni sta riposando. Dopo Ormos Nati, la prossima tappa e’ Aghios Minas, alla quale si possono fare foto spettacolari dalla chiesa che abbiamo ovviamente visitato all interno, dove si trova un quaderno dove tutti possono scrivere i loro pensieri, le loro impressioni, i loro ricordi… io ho ritrovato anche la scritta che avevo lasciato l anno scorso, e mi e’ venuto un nodo alla gola al pensiero di come passa in fretta il tempo. Qui ad Aghios Minas ci fermiamo a pranzo, dopo aver sbirciato la spiaggetta che si raggiunge imboccando una stradina in fondo alla spiaggia principale. Mangiamo nella tavernetta che si trova poco all interno in mezzo agli ulivi, spettacolare, gestita da un signore un po’ anziano che sta preparando delle palline di carne. Ci facciamo preparare, oltre a quelle, anche dei makarounes e della fava, il tutto accompagnato con Retzina…e… guarda guarda… in una bacheca ha esposte delle bottiglie con delle olive e altre con delle foglie di cappero sott’olio, tutte di sua produzione… e glie ne compriamo diverse! Dopo aver mangiato,decidiamo di fare un altro “salto” ad Apella, tanto per gradire, dove incontriamo per caso  i nostri amici Furio e Maica, con i quali trascorriamo del tempo tra chiacchiere e un bagno e un tuffo. Ci mettiamo d accordo per il luogo d incontro per andare a cena… e… come detto in precedenza… decido di portarli da Thanassis ! Via in Jeep. E su per le strade di Lastos, fino ad arrivare alla sua taverna! Oggi, oltre a noi, ci sono degli amici del proprietario, tutta gente del luogo, nessun turista, e in compagnia ci facciamo portare altre leccornie, come lo stufato di lepre, stufato di agnello e di pollo, oltre ai makarounes ovviamente e…. 2 piatti di fava che mi son mangiato da solo oltre al resto… sono una buona forchetta! Il tutto bagnato col loro vino liquoroso, che fa sorridere gia’ dopo un bicchiere… eheh!  Tanta allegria anche stasera, in ottima compagnia, e spensieratezza in questi luoghi che spesso puoi trovare solo nei sogni, perche tutto sembra essere cosi’ perfetto, cosi’ bello, cosi’ tranquillo. In questi luoghi si crea un atmosfera che ti trascina, fino a farti capire cosa sia la VERA Grecia. Finito, salutiamo tutti, foto ricordi con Thanassis e la moglie, e portiamo i nostri 2 amici a vedere il tramonto, dal quale rimangono sbalorditi anche loro. Il sole cala tra le montagne, le isolette in lontananza semicoperte dalla foschia, silenzio assoluto…. ecco… ascolta… si sentono i suoni delle campanelle delle caprette al pascolo in chissa’ quale monte… si sente persino lo sbattere delle ali dei corvi che passano sopra di noi… mio Dio, e’ qualcosa di indescrivibile. Karpathos e’ anche questo. E’ ora di andare, sta facendo buio, e salutati i nostri due amici ce ne torniamo in paese, solita passeggiata, solita crepe, salata stavolta… e ce ne andiamo a letto.

LUNEDI’ 30 AGOSTO:

oggi ‘e l ultimo giorno, e facciamo colazione stavolta. Partiamo alla volta di Kato Lakko… e qui accade un “inghippo” : prendiamo in direzione di Kira Panaghia, e a circa meta’ strada ce’ la svolta a destra che ti conduce la’. Io imbocco una strada sterrata, cercandomi di ricordare quella fatta l anno scorso… ma proseguendo, mi accorgo che ce’ qualcosa che non va… in quanto questa strada si fa sempre piu’ impervia e a tratti pericolosa, avendo lo strapiombo sulla sua sinistra, ed essendo molto stretta e disconnessa. Oltre a questo e’ anche ripida e scivolosa. Io proseguo, vedendo impronte di pneumatici sul terriccio… ci sono pendenze molto elevate, veramente, e vista come e’ ridotta la strada a tratti viene anche il panico, sul serio! Ed ecco il colpo di grazia: la strada finisce, e solo una piccolissima piazzola ci permette per miracolo di girare. Siamo completamente soli, alla luce del mattino, in mezzo ad un bosco con altissimi pini che non permette alla luce di passare del tutto, considerando soprattutto che e’ mattina presto. Con noi solo il silenzio, e il “brivido” di esserci sbagliati strada, ed essere finiti in mezzo al nulla ,e’ il caso di dire! Sotto di noi, in lontananza, Kato Lakko. Facciamo inversione, ed ecco di fronte a noi… un muro. No, non e’ un muro, e’ la strada, che per la sua elevatissima pendenza non permette di vedere nient altro che lei! Mia madre e’ un po’ spaventata, e  io cerco di gestire la cosa per fare in modo di uscire da questa situazione, che senza volerlo ho creato io. Essendo la Jeep alta da terra, a bordo in certe pendenze e’ impossibile vedere il limite della strada dalla parte del passeggero, percio’ a differenza di un quad, con la jeep la questione e’ leggermente piu’ complicata. E’ ora di andar via da qui, pertanto… trazione integrale inserita…riduttore delle marce inserito… affondo sull acceleratore… solita rincorsa… mano strette sul volante e via…. prima e seconda marcia al volo… e il Jimny va su…va su… in quella strada pendente e scivolosa… va su…a volte slittando ma non cede… e ci porta fino in cima. Ma non e’ finita. Ecco un’altra discesa e un’altra salita ripidissime… ancora… fino a che non arriviamo in cima… dove la strada si fa piu pianeggiante! E’ fatta, ave al piccolo fuoristrada! Vi giuro, ora magari raccontandolo a parole non so se sia riuscito a rendere l’idea, ma a trovarsi li’ vi assicuro che e’ tutta un altra cosa! Con un auto normale chiunque sarebbe rimasto in quel bosco! Il nostro Jimny no. Un sospiro di sollievo… e ce ne andiamo. Ora, lo sterrato per Kato Lakko e’ una passeggiata in confronto a quello di prima, ed arriviamo a destinazione. Sono circa le 8,30, e la spiaggia e’ bellissima, quieta, con l acqua che dolcemente accarezza le rocce e passa sotto il ponticello di legno per l attracco delle barche di passaggio. Alla mattina presto e’ tutta un’altra cosa, non ce’ nulla da fare!  Dopo Kato Lakko, andiamo ad Achata per rilassarci un po’. Prendiamo tanto sole, alcuni bagni, e per pranzo alla taverna di sinistra per gustare dei meravigliosi pesciolini fritti (lattarina), un bel saganaki e un caffe’-frappe’ dissetante. Ancora sole, ancora riposo… e nel primo pomeriggio, all unanimita’… decidiamo di tornare nella strada “sperduta” della mattina! Si ma … questa volta parcheggiamo all inizio e la facciamo a piedi! Beh, che dire… e’ tutta un’altra cosa!!! Con la luce dl sole, oramai alto, e’ tutta un’altra cosa. Perche siamo tornati? Perche’ nella “disavventura” siamo riusciti a trovare un lato positivo! Infatti durante il tragitto ho notato con la coda dell occhio che da alcuni punti il panorama era spettacolare! Ed infatti , a circa meta’ strada, abbiamo fatto delle bellissime foto a tutta la dorsale est delle montagne che portano ad Olimpos con Kato Lakko sotto e gli alberi di fianco. Incredibilmente coinvolgente! Non pensavo ci fosse quella vista da li’, essendo stati concentrati sulla guida la mattina! Da li’ si vedono tutti i colori , forti, vivaci, che solo un artista e’ in grado di riprodurre, su una tela che ha come cornice quest isola piena di sorprese e di emozioni. Ok, torniamo indietro, riprendiamo l auto e ci dirigiamo verso i paesini , per visitarli con calma. Aperi, Volada, molto caratteristicii Ad Othos mi fermo davanti alla bottega di Iannis Hapsis, dal quale l anno scorso avevo comperato un paio dei suoi dipinti fatti su tegole… purtroppo e’ deceduto lo scorso dicembre… e ad indicarlo un mazzolino di fiori secco sulla porta. Ciao Iannis, un abbraccio,le tue opere ce lho a casa, in tuo ricordo. Proseguiamo, e arriviamo a Stes, paesino anonimo, dove e’ la tranquillita’ a fare da “legge”. Giriamo un po’ per il paese, e tornando indietro… una cosa attira la nostra attenzione: una chiesetta, messa in posizione super-panoramica, in cima ad un promontorio. Ci avviciniamo… ed ecco che un signore fa cenno di avvicinarsi… sposta la sua auto… e ci fa parcheggiare in un piazzaletto nei pressi dell chiesa. Ci sono molti gatti, che gironzolano intorno ad una casa molto vecchia, in alcuni punti addirittura rovinata, segnata dal tempo, come quella quindicina di mulini che si trovano dietro di essa, rivolti verso il mare, che guardano l infinito. Anche qui, un silenzio da far rabbrividire. Il signore invita a scendere, parla un inglese un po’ “sgangherato”, ma ci capiamo lo stesso. Si presenta: si chiama Fotis. Io… io… non ho mai visto una cosa’ generosa ospitalita’!  Ci indica quella costruzione antica, e ci dice che e’ casa sua, che vive solo, e che i suoi 32 gatti e un cane sono tutta la sua vita! Anche la chiesa e’ sua! Ci accompagna all interno, ci spiega i dettagli della sua costruzione, e insieme accendiamo un incenso e ci facciamo il segno della Croce. All uscita, ci mostra i SUOI mulini, non piu funzionanti, ma ci fa avvicinare ad uno di essi, oramai solo un rudere, ma con il meccanismo in legno ancora intatto, e ci mostra come funziona. Alzo lo sguardo, dalla finestra del mulino si vede il cielo azzurro che ancora una volta si confonde con il mare. Vengo assalito da una forte emozione, e lui notando la cosa sia avvicina e ci accompagna al promontorio, spiegandoci che quella e’ una delle zone in cui si puo vedere sia il sorgere che il tramontare del sole, e tutto il suo percorso ovviamente, essendoci visuale libera da est ad ovest. Lui ci racconta queste cose con orgogliosa umilta’, ed io, ad un certo punto, gli metto una mano sulla spalla, e gli sussurro in un orecchio che lui, li’, e’ il padrone del mondo. Fotis mi sorride dolcemente, e capisco che lui, dentro, e’ felice per le mie parole. Solo per raccontarlo ora ho un nodo alla gola, e mille pensieri mi passano per la mente, mille ricordi, mille sensazioni. Un ricordo che non se ne andra’ piu’. So che una piccola parte di me e’ rimasta in quel luogo dove Fotis ci ha ospitati con indescrivibile sensibilita’ e gentilezza. E’ rimasta in quella casa, in quella chiesa, accanto a quei mulini, dove l unico limite esistente e’ l orizzonte, con le isolette visibili in lontananza, leggermente offuscate, gli uccelli che volano liberi, e sotto la distesa infinita del mare, dietro al quale il sole si nasconde dolcemente la sera, creando tramonti da sogno. Ce ne andiamo, abbracciamo Fotis con affetto, ringraziandolo per la sua ospitalita’, che da noi non verra’ mai dimenticata. Ora, ce ne andiamo in direzione Pyles, dove cerchiamo una taverna ouzeri per fare un aperitivo, e la troviamo. Entriamo, e un signore sui 70 anni che sta giocando al solitario con delle carte da gioco ci accoglie… parlando abbastanza bene l italiano. Gli chiediamo due Metaxa, e molto lentamente ce li prepara. Si siede, e ci chieda dove veniamo e se ci piace l isola. Risposta ovvia. Poi, scherzosamente, inizia a raccontarci della guerra, e dei soldati che sono passati per la sua taverna, e  noi ascoltiamo quei suoi racconti, interessati e spesso divertiti dal suo simpatico umorismo. Oltre ai brandy ci offre due bicchieri d acqua.,. e ci vogliono… essendo a stomaco vuoto… eheh. Sui muri, attaccate ci sono le sue foto da giovane, insieme a foto di soldati e di suoi amici. Ora non so quanta gente passi per il suo locale, ma la cosa che mi ha reso felice e’ che si notava che per lui andava tutto bene cosi’, con quella tranquillita’ e pace, in perfetta sintonia con il paese. Ringraziamo, salutiamo, e ci dirigiamo a Volada presso la taverna Klimataria per la cena, dove gustiamo un ottimo polipo al vino, zucchine fritte, del saganaki con sopra pomodori e pancetta, un bel Souvlaki di maiale (spiedone con carne e verdure) e delle salsicce di Karpathos…tutto annaffiato con della “ovvia” Retzina. A fine pasto, un gruppo di signori del luogo arrivano, con due strumenti musicali… li accordano, e iniziano a suonare in sincronia canzoni della loro tradizione. Solo noi, ed i suonatori, in questa taverna. Mi alzo in piedi, con un bicchiere di Retzina in mano, e li guardo mentre suonano: lo fanno con disinvoltura, ma allo stesso tempo attenti a non sbagliare nemmeno una nota, suonano questa canzone orecchiabile, che mi impone di chiudere gli occhi e pensare, pensare a questi sette meravigliosi giorni passati in quest isola, con un immancabile lacrima che scende sulla mia guancia, per la felicita’, per aver potuto passare questa settimana in questo luogo lontano da tutto, vicino solo al mio cuore. La canzone finisce, noi ce ne andiamo, torniamo al rent per restituire la Jeep, che fisso per l ultima volta con l sguardo, pensando a quanti luoghi sperduti ci ha fatto visitare e a quando ci ha tirato fuori dai “guai”. Ringrazio la ragazza del rent, saluto, e ce ne torniamo in paese a piedi per l ultimo yogurt con miele a parte da Achillion. Finito, salutiamo anche il proprietario Menis, e torniamo in hotel. Nodo alla gola mentre prepariamo le valigie per il ritorno.


MARTEDI’ 31 AGOSTO:

si parte dall hotel alle 12,30, pertanto la mattina presto , subito dopo colazione, andiamo a prenderci l ultimo sole karpathiano nella spiaggia di Pigadia, ripensando a tutto cio’ che abbiamo vissuto qui. Poi la partenza, e il ritorno a casa. Vorrei aggiungere una cosa, in conclusione di questo racconto: si usa diverse volte la parola Paradiso per indicare luoghi incantevoli, vedute mozzafiato ecc… io penso che questo termine possa essere si’ accomunato a quest’isola, ma non so se possa rendere del tutto l’idea. Perche ognuno di noi immagina il Paradiso a modo suo, e lo associa a diversi luoghi, secondo la sua immaginazione e gusto. Io posso solo dire che qui abbiamo ritrovato noi stessi, grazie alla tranquillita’ e all’ispirazione che certi luoghi ti regalano. Immense distese selvagge che parlano di liberta’, montagne che sembrano toccare il cielo che parlano di speranza, spiagge incontaminate che parlano di bellezza, il mare di un blu imponente che parla di infinito, e la gentilezza di alcune persone che.parla di umanita’. In un luogo che accomuna tutte queste cose, non serve immaginare. Tutto cio’ che immagini ce lhai davanti.

Questa e’ Karpathos. La MIA KARPATHOS.  Andrea

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